Il giardino in negativo

Un po’ di anni fa vivevo in una casa con un giardino più grande delle mie limitate capacità da giardiniere, e che richiedeva più tempo di quanto potessi e volessi concedergli. Mi limitavo a tenerlo in ordine, pulito, dignitoso. Eppure, capitava che una malattia o la vecchiaia o chissà che cosa uccidesse qualche pianta. In tal caso mi limitavo a togliere il malcapitato, senza soppiantarlo con altro. Per questo lo chiamavo il giardino in negativo: sempre meno abitanti e sempre più erba.

A pensarci bene, sotto sotto, volevo bene a quel giardino in negativo, al vecchio e nodoso albicocco che non sapeva distinguere le stagioni, ai ciliegi che si trasformavano in enormi nubi bianche, all’acero che da semplice ramoscello è diventato un albero maestoso. Sfortunato acero che è stato eliminato dalla stupidità umana, quando ormai quel giardino in negativo non poteva più dirsi mio.

Mi sembra, però, di trovarmi ancora in quel giardino in negativo. Una continua erosione di elementi a cui pensavo di potevo fare a meno ha reso la mia vita più simile a un prato inglese. Mi mancano gli alberi, mi mancano i loro doni estivi, e le loro voci al vento. Mi manca sedermi sul terreno umido. Mi manca la presenza, la compagnia di creature comprensive e quell’orizzonte così colmo di promesse. Perché anche le promesse sono state ridotte a sussurri di speranza, quando anche i piani di sicurezza hanno rivelato la loro fragilità e sono implosi silenziosamente come maestosi castelli di carte.

Sembra proprio che per questo giardino in negativo sia giunta l’ora di andare da un ben fornito vivaio.

11 pensieri su “Il giardino in negativo

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