Giuste reazioni

Non è semplice trovare l’equilibrio in una reazione. Bisogna saper dosare temperatura, pressione e dosi dei reagenti per innescare una qualche reazione. Succede anche nella vita: in ogni frangente è necessario individuare i tempi giusti, la velocità idonea, la forza da imprimere. Se si sbaglia, il rischio che non succeda nulla o che, invece, si risolva tutto con una fiammata, con un reazione esplosiva è piuttosto alto.

Il Chimico conosceva questa legge e non aveva nessun problema ad applicarle nel suo laboratorio. Provette di ogni genere occupavano con un ordine confusionario il bancone. Anche se a un profano potevano sembrare messe a caso, ognuna si trovava nel luogo più opportuno, vicino alla sostanza con cui avrebbe dovuto reagire, lontana dalle sostanze antagonische, che avrebbero potuto creare reazioni avverse o persino pericolose. Il Chimico sapeva esattamente le temperature da utilizzare per ottenere un risoltato e cosa evitare per causare danni irreparabile. Dopotutto, anche la sostanza più innocua può diventare letale in determinate circostanze.

Talvolta il Chimico veniva assalito dal dubbio di essere lui la sostanza nociva l’acido capace di corrodere persino una provetta. Le sue reazioni non erano così favorevoli come quelle che riusciva a creare in laboratorio: o non riusciva a smuovere il reageante o lo scontro era tale da provocare danni irreparabile. Un bel problema, dato che il reagente era un’altra persona.

Forse la soluzione stava nelle dosi. Se non riusciva ad avere a che fare con un umano intero, forse era necessario procedere per gradi. Frazionare la reazione in piccoli eventi separati, in modo da poter alla fine il prodotto sperato.

E così, con pazienza, il chimico iniziò a selezionare le parti dei corpi, ne studiò l’anatomia, si relazionò ora con un braccio, ora con una gamba, persino con una testa.

Eppure, se possibile, le reazioni umane divennero ancora più rarefatte.

Pubblicità

Reazioni

Che cosa ci aspettiamo dalle altre persone? Nella nostra mente pianifichiamo spesso quello che dovrebbe accadere, i tempi e persino le parole che dovrebbero essere pronunciare. Qualora, invece, il percorso cambi, nasce quasi immediatamente la delusione e un pizzico di rabbia.

L’immaginazione è un mezzo potente, e non solo per inventare storie e mondi, ma anche per riuscire ad affrontare situazioni nuove e sconosciute. Una tecnica per non avere paura nell’affrontare le novità è proprio cercare di immaginarsi come quella situazione potrebbbe evolversi, quali potrebbero essere le nostre azioni e cosa potrebbero fare gli interlocutori. Si tratta di un mezzo fantasioso per affrontare la realtà.

Tuttavia si può rivelare un’arma a doppio taglio qualora le nostre aspettative vengano deluse, soprattutto da persone che ci sono vicine. Perché al posto di gioire fanno emergere mille problemi? Perché sostituiscono la soddisfazione attesa con un’imprevista delusione? La risposta razionale è semplice: siamo creature diverse, con cervelli differenti che reagiscono in modo personale alle varie sollecitazioni. Non un concetto sconosciuto, di certo, ma la delusione è sempre dietro l’angolo.

Mi è capitato un po’ di giorni fa di comunicare delle decisioni importanti alla mia famiglia e ad alcuni dei miei amici. Sto cercando di cambiare un po’ di cose nella mia vita, e, con una buona dose di fatica e di impegno, ci sto riuscendo. Eppure le reazioni sono state del tutto inattese. C’è chi non ha capito e mi ha dato della matta, chi considera le mie decisioni un semplice gioco e chi mi ha deriso apertamente: un bottino non molto soddisfacente, a ben pensarci. Solo un piccola parte mi ha sostenuto e ha capito le mie motivazioni.

Le parole possono ferire, ma le reazioni possono demolire. Se non fossi convinta che le decisioni prese siano quelle giuste, frutto di una lunga riflessione, sarei assalita dai dubbi. Sono sempre più convinta, però, che sia più semplice demolire che appoggiare chi ha il coraggio di cambiare.