Passeggeri – Pt. 8 Arrivare

L’importante è arrivare alla meta: è una convinzione comune che non ha molto senso, almeno non per queste creature che si sono rannicchiati in sedili consumati e che guardano fuori dal finestrino alla ricerca di un paesaggio inghiottito dal buio.

Sembra quasi che si voglia cancellare il tempo sospeso del viaggio, durante il quale i confini cambiano, i nomi di città e paesi mutano repentini, annullando in questo modo la distanza tra partenza e arrivo. Eppure talvolta si desidera che questi momenti inafferrabili si prolunghino in un vagabondaggio senza confini e senza limiti, per fuggire all’ignoto dell’arrivo, a quelle tenebre che il treno si lascia indietro.

Negli scompartimenti la si può quasi toccare, la leggera ansia dell’arrivo. È formata dalla paura di lasciar passare la fermata perfetta, o di no raggiungerla. Si può percepire lo sgomento di aver sbagliato, di non aver capito che treno prendere o in quale stazione scendere.

L’arrivo porta sempre con sé delle complicazioni, perché quando si chiudono le porte del treno si apre l’immenso mondo che non è delimitato da una latta di metallo.

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