Danzava sulle vette dei monti. Come il vento che gioca con i fiocchi candidi, come l’aquila che volteggia in cerca di una preda. Danzava con un’eleganza ghicciata, in bilico tra i ghiacci e i baratri.
E mentre volteggiava seguendo la musica dell’inverno sognava. Sognava il calore del sole. Non quello pallido e anemico he vedeva ogni giorno, ma quello violento, dal quale non si può fuggire nemmeno all’ombra. Voleva vedere i suoi ghiacci sciogliersi. Voleva conoscere l’unica forza capace di distruggere il suo mondo.
Quando si immaginava il calore del fuoco, i suoi piedi scivolarono, tentennò sul bordo del precipizio, si sentì incespicare. Guardò giù, e sentì che il vuoto che la chimava. Un vuoto di ghiaccio e di neve, morbido, bianco. Freddo.
Sentì il richiamo, fermò la danza, lasciò che il vento le scompigliasse i capelli.
Cercò di ignorare le vertigini. E continuò la sua danza in onore al sole.