Menestrello

È facile crederlo un perditempo, da inserire senza alcun dubbio nella categoria degli sfaccendati buoni a nulla. È facile cadere nell’errore che essere un menestrello significhi oziare e raccontare fandonia nelle corti e nelle piazze. Tipi come lui non vengono certo accolti con uno sguardo di favore, ma alla fine tutti si accalcano per sentire le sue storie.

Che cosa sono le vite se non magnifiche costruzioni? Sfiderei chiunque a parlare della propria vita senza aggiungere piccoli abbellimenti o omettere particolari non piacevoli. Per quanto non piaccia ammetterlo, tutti hanno bisogno di storie, e i menestrelli sono pronti a soddisfare questa esigenza.

Allora avvicinatevi, venite e ascoltate cosa abbiamo da raccontare. Storie vere che vengono da terre lontane, storie inventate che sgorgano dalle profondità del cuore. Draghi ed eserciti fanno parte di una sola costruzione, di un castello che alla terra della verità uniscono le limpide acque dell’immaginazione.

Il mondo sembrerebbe un po’ più cupo senza i menestrelli, la morte non avrebbe senso, la parola sarebbe solo un mezzo di scambio, una vile moneta da usare con parsimonia. Davanti a un re e davanti al popolo, invece, prende vita un’altra realtà, forse più cruenta, forse più magnanima, di certo diversa dalla monotonia del quotidiano.

Passeggeri – Pt. 8 Arrivare

L’importante è arrivare alla meta: è una convinzione comune che non ha molto senso, almeno non per queste creature che si sono rannicchiati in sedili consumati e che guardano fuori dal finestrino alla ricerca di un paesaggio inghiottito dal buio.

Sembra quasi che si voglia cancellare il tempo sospeso del viaggio, durante il quale i confini cambiano, i nomi di città e paesi mutano repentini, annullando in questo modo la distanza tra partenza e arrivo. Eppure talvolta si desidera che questi momenti inafferrabili si prolunghino in un vagabondaggio senza confini e senza limiti, per fuggire all’ignoto dell’arrivo, a quelle tenebre che il treno si lascia indietro.

Negli scompartimenti la si può quasi toccare, la leggera ansia dell’arrivo. È formata dalla paura di lasciar passare la fermata perfetta, o di no raggiungerla. Si può percepire lo sgomento di aver sbagliato, di non aver capito che treno prendere o in quale stazione scendere.

L’arrivo porta sempre con sé delle complicazioni, perché quando si chiudono le porte del treno si apre l’immenso mondo che non è delimitato da una latta di metallo.

Passeggeri – Pt. 7 Viaggiare

Che treno è mai questo che avanza nella notte con il suo carico incompleto di anime che non riescono a trovare il loro posto nel mondo? O forse qualcuna ha scovato la propria casella e l’ha trovata troppo squallida per essere accettata.

È un treno colmo di sogni. Anche chi si è perso, anche chi trova le rotaie così rassicuranti per la loro immutabilità, è capace di sognare. Ognuno custodisce nel suo cuore un’immagine, un obiettivo colmo di illusione e di speranze.

È un treno colmo di paura e di dolore, di violenza e di dolcezza. I passeggeri lo sentono, lo percepiscono nell’aria, per questo mantengono le distanze gli uni dagli altri. Nessuno osa sedersi di fronte a un altro, come se si volesse evitare la possibilità che gli occhi si incrocino. Nessuno nemmeno rivolge la parola ai compagni di quel breve tratto di vita. Scivolano come ombre dentro e fuori lo scompartimento, dentro e fuori il serpente di ferro per essere inghiottiti dal buio esterno o dalla luce fioca all’interno.

E talvolta sono fiochi i lampi che attraversano gli occhi.

Potrei anche

Potrei anche chiudere gli occhi e lasciarmi sospingere dal vento. Che faccia ciò che vuole questa brezza, che guidi il mio corpo verso terre che parlano lingue diverse.

Potrei anche affidarmi a un respiro dal ritmo tranquillo, lontano dalla frenesia di un mondo che non conosce requie.

Potrei anche guardarti una volta in più negli occhi, quelle pupille che si dilatano di stupore e che cercano di nascondersi per non rivelare una vita che non sempre è apprezzata.

Potrei anche lasciar perdere. Per una volta, almeno per questa, lasciar scivolare via le parole di chi si sente assiso su un trono scintillante prodotto dalla propria fantasia. Basterebbe lasciarli parlare e tacere, senza affannarsi per cercare un qualche argomento che non urti una qualche dotta convinzione.

Potrei anche seguire la corrente, senza lottare sempre per risalirla.

NYX

Nyx, la notte, è una delle poche dee che Zeus teme. Non per la sua oscurità, ma per il fatto che è più antica dello stesso re dell’Olimpo, signore dell’ordine. Nyx discende direttamente dal primordiale Caos, una radice che tutti tendono a dimenticare e a tralasciare.

Se ne va alata e indisturbata, risiede nel cielo e non viene disturbata da alcun mortale. Troppo antica e troppo oscura per rientrare in un culto, se ne sta in alto e schiude i suoi occhi neri e scintillati sui segreti che uomini e dei tentano di celare tra le pieghe del suo mantello.

Nyx è una divinità da temere e da non indispettire.

Proteggere

Proteggo con gelosia questo cuore che a volte non capisce come vada il mondo. Proteggo questa mente labirintica, questo pensiero che non è capace di trovare una soluzione o una pausa. Proteggo questi sogni, anche quando si ridimensionano fino a diventare degli spilli, luminosi e appuntiti, ma molto facili a perdersi.

Proteggo un vaso di cristallo che si è rotto più volte e che ogni volta è stato ricostruito con qualche difficoltà aggiuntiva. E cerco di trovare un motivo valido, di lasciar andare ciò che da tempo è già partito e di venire a patti con decisioni difficili.

Proteggo per non sprofondare nell’accontentarsi di una vita alla quale mancano troppi pezzi.

Passeggeri – Pt. 6 Luna

Vai a sapere perché i genitori l’avessero chiamata come un satellite. Capisco una stella, un pianeta, ma un satellite condannato a rimanere in equilibrio tra la fuga e la rovina non porta molto bene. C’era chi apprezza il suo nome, dopotutto era il volto che rischiarava la notte, tanto da essere stata trasformata in una divinità. Ma erano lontani quei tempi.

Luna aveva abbandonato gli studi non appena aveva potuto. Non era fatta per seguire le righe sui libri, non capiva neppure cosa le volessero dire. Date, formule, commenti non facevano parte dei suoi interessi. Lei era un animale notturno, forse proprio a causa di quel nome. Avrebbe potuto diventare una scienziata secondo suo padre, ma lei aveva preferito la strada della magia.

Non che avesse strani poteri, affatto. Ma la gente tende a credere a una persona dalla faccia rassicurante e con un nome terrestre. L’avevano accusata di essere un’impostora, ma alla fin fine si limitava a dire ciò che le persone vogliono sentire. Per il denaro che chiedeva, si trattava solo di un modo per sopravvivere.

Non si trovano spesso persone capaci di spronare i desideri più ambiziosi, la tendenza più comune è quello di affossare. È una capacità per la quale si può pagare.

Passeggeri – Pt. 5 Senza Nome

Pezzi di ricambio. Il suo lavoro era trovare pezzi di ricambio, di ogni tipo e per ogni macchina, dalla più banale, dal giocattolo alla più complessa, come il corpo umano. E voi non avete idea di quanti pezzi di ricambio si possano trovare in un treno notturno.

Era conosciuto come Senza Nome. Era probabile che la sua vera denominazione si trovasse in qualche documento gettato nella spazzatura e in qualche libro pubblico, ma non nella vita dell’interessato. Il suo compito era muoversi senza lasciare traccia di sé, senza che il suo operato venisse attribuito alla sua persona, o a mano umano.

Senza Nome cercava i ricambi per far tornare tutto come era prima. Nello scompartimento aveva già adocchiato qualche elemento interessante: una ragazza disperata pronta a tutto pur di avere un po’ di soldi, un ragazzo stanco della propria vita.

Senza Nome prendeva i peggiori pezzi, li lucidava e poi li rimetteva sul mercato migliorati e luccicanti. Dicono che Senza Nome sia solo una maschera per uno psicologo che si è stancato dello studio e che è andato a cercare la disperazione negli anfratti più oscuri