Una testa colma di pioggia

Era da un pezzo che sentiva la testa strana, come se fosse piena di una sostanza liquida. Anzi, per essere più precisi, si sentiva la testa piena di pioggia.

Era una pioggia pesante, come quella che cade nei giorni di inverno, con gocce pesanti che esplodono quando toccano una foglia, senza nemmeno scivolare a terra. E la sua testa, allo stesso modo, era simile a una boccia colma di acqua. C’era poco da fare, non poteva certo svuotare il capo per liberarsi da quel fastidio liquido. Se lo doveva tenere.

Gli effetti non erano certo piacevoli. Se ne stava tutto il giorno con un senso di pesantezza e i pensieri non fluivano come avrebbero dovuto, ma venivano lentamente a galla, un po’ tumefatti, gonfiati da quella ondata anomala di pioggia. E sapevano anche di temporale, erano scuri come le nubi che scaricano sulla terra la propria ira.

Con testa piena di pioggia c’è poco da fare. Bisogna solo evitare che gli altri se ne accorgano, perché il loro scettici stupore potrebbe causare un’ondata anomala.

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Manca poco

Ormai mancava davvero poco per raggiungere la perfezione. Bastava approntare qualche miglioria, limare le ultime sbavature, e il capolavoro sarebbe stato ultimato. La fatica di una vita finalmente avrebbe dimostrato a tutti la sua grandiosità.

Tutto era nato da un desiderio, il desiderio di cambiare la propria testa. Era ormai diventata un labirinto colmo di stanze oscure e senza senso, corridoi che si bloccavano improvvisamente, intrichi di passaggi che non portavano da nessuna parte. La soluzione era, ovviamente, cambiare la parte avariata.

Aveva pertanto deciso di cambiare la testa. L’inventore era un meccanico, e se c’era una materia in cui eccelleva, quella era sicuramente la riparazione. Ideò, quindi, una testa perfetta, per nulla complessa, limpida come l’acqua di una pura fonte. Addio ai mal di capo. Addio alla confusione e allo smarrimento, alla tristezza e allo scoramento. Era giunta l’ora del cambiamento.

E, per l’appunto, mancava poco, pochissimo. Bastava rimuovere la testa precedente. Poi un meccanismo avrebbe unito in automatico la nuova testa, in modo da ovviare al problema di un corpo cieco.

Era giunto il momento: mise il capo sotto la lama, prese la corda con le mano, e, con uno sospiro, tirò.