Normalità

Ogni mattina si alzava alle sei in punto. Ogni mattina beveva una tazza di tisa, il caffè macchia i denti. Ogni mattina magiava tre biscotti, integrali, ovviamente. Ogni mattina si preparava, si cambiava e andava in ufficio. Fino alle sei di sera fissava uno schermo luminoso, immetteva dati, produceva, classificava, calcolava. Poi tornava a casa, magari passando prima a fare la spesa. Cenava, si riposava, andava a letto.

Una vita normale, così la definivano. Perfino invidiabile. Ma mancava un tassello. Che cosa voleva dire normalità? Perché non ci vedeva nulla di normale.

Non si sentiva soddifatto. Non era felice. Sentiva un masso che doveva trascinare sempre dietro di sè. Era anche stanco. E arrabbiato. Perché le promesse non era state mantenute, perché le fatiche erano state risucchiate da un buio pozzo di delusioni.

Avrebbe avuto il coraggio di rinunciare al suo conforto? Probabilmente no

Avrebbe continuato a guardare la vita dallo spioncino della porta? Probabilmente sì.

Lo facevano in molti. Lo avrebbe fatto anche lui.

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