Posti riservati

Quante volte è successo di leggere quella magica parola “Riservato”? A teatro, durante eventi più o meno importanti, ai concerti. Ovunque si vada ci sono posti di prima classe per i migliori, e posti di seconda scelta desitinati a tutti gli altri, a chi non gode della stessa importanza.

Un piccolo esempio. Un po’ di mesi fa ho partecipato a un evento organizzato da un’importante testata giornalistica, un po’ per lavoro, un po’ per interesse. Era prevista un’entrata per il pubblico, una per le personalità più in vista dell’azienda, e un’altra ancora per chi aveva lavorato al progetto. L’interno del teatro rifletteva la stessa gerarchia: direzione da una parte, giornalisti dall’altra, bassa manovalanza ben lontana dalle alte cariche, pubblico nei posti restanti. Guai a chi osava avanzare di una fila: anche se vuota, attendeva l’arrivo di qualche tuo superiore. Guai sbagliare, anche la gentilezza è riservata a chi occupa una posizione superiore alla tua.

Ne consegue, dunque, che c’è chi può arrivare all’ultimo momento, o perfino in ritardo, chi non deve fare file, prendere numeri, pagare i biglietti. Questi eletti possono avvalersi del posto riservato, nella platea, come nella vita, secondo una logica gerarchica che odora di stantio.

I posti riservati sono ovunque: nel lavoro, nei negozi, nella formazione, nella scelta delle scuole, nelle opportunità. Basta appartenere alle famiglie giuste, frequentare gli ambienti giusti, conoscere le persone giuste che ti presentino ad altre persone giuste.

E cosa succede se non hai i mezzi? Se le persone che conosci sono oneste, grandi lavoratrici, certo, ma senza gli agganci necessari?

Succede che uguaglianza e pari opportunità rimangono delle belle parole stampate su un foglio che riluce di ideali.

Succede che devi correre più forte per accaparrarti il miglior posto possibile, evitando gli sgambetti degli altri e, se ci riesci, infliggendone tu stesso qualcuno.

Succede che, per quanto ti sforzi, sarai sempre alle spalle dei posti riservati.

16 pensieri su “Posti riservati

  1. Si, è vero, ma alla lunga chi ha la vita facile poi si rammollisce chi invece deve continuare a lottare per un po’ di normalità e sempre attento e pronto a tutto. A me non piacerebbe avere questo tipo di privilegi, per come sono fatto mi sentirei in colpa.

    Un saluto

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    1. Non penso sia una questione di rammollirsi o non voler lottare. Io non voglio avere quella elite. Penso solo che sia ingiusto che ci siano questi privilegi. Rendono la società ingiusta, ingessata, limitante.

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