Di tanto in tanto bisogna prendere una pausa. Non l’anno sabbatico di chi può permettersi di viaggiare in lungo e in largo senza preuccuparsi di come arrivare a fine mese. No. Probabilmente i sensi di colpa lo avrebbero torturato e dilaniato come una menade smembra un capretto. Una semplice pausa dal mondo. Niente lamentele, sue o dei suoi conoscenti. Niente riechieste di lavoro Niente tensioni. Niente di niente. Per qualche minuti voleva che la sua testa galleggiasse in un mare di nebbia e che i suoi occhi si perdessero in un’oscurità amica.
L’unico luogo in cui gli era possibile raggiungere questa tranquillità era il mare. E ci andava a piedi, perdendo per le intricate vie della città, così simili alle intricate vie interiori. Un labirinto che nascondeva poveri diavoli in ogni angolo, privati ormai della loro forca rovente. Vie nascoste al sole, ma innondate da voci che le mura si lasciano sfuggire. Là una donna urla la sua rabbia alle stanze vuote. Viene da lontano, ma qui ha trovato solo incomprensione e tradimento. E da questa fessura si sente il pianto sommesso di chi ha visto il figlio andarsene. Una ragazza in un angolo assaggia un chicco di melograno. Non sa che si tratta di una promessa vincolante. O forse sì, lo sa fin troppo bene. Poco oltre una vecchia signora che nasconde tra le rughe del volto un barlume di bellezza, tesse una tale che non ha mai fine.
Sono gli abitanti di una città che li tiene prigionieri nelle sue spire. Non lo possono seguire, non possono abbandonare le loro case per raggiungerlo in riva al mare.
Sorride a una prosperosa donna che promette amore, si tiene alla larga da tre cani che lo fissano minaccioso, tira una monetina a un vecchio relitto dagli occhi malvagi che un tempo timonava navi colme di passeggeri. E finalmente sente il terreno cedere sotto i suoi piedi. L’incertezza del mare.
Non c’è nessuno. Non c’è niente. Solo il respiro dell’acqua, solo la cantilena antica di vascelli inghiottiti dagli abissi, promesse di terre sconosciute, leggende di tesori marini.
Narrazioni che si affollano nella mente solitaria e agiscono da balsamo. Non pensare alla sorella lontana. Ci sono sorelle che hanno fatto conoscere al mare il sangue del fratello. Non pensare all’amore nascosto. C’è chi per amore di una chimera ha portato morte e distruzione. Non essere più arrabbiato. Il mare raconta di un’ira immensa e distruttiva.
Rimane lì per dimenticare. Rimane lì e ascolta la voce della spuma. Sembra che invochi il suo amato. Rimane lì, finchè non sente la forza delle onde che vorrebbero prenderlo con sè. Si girò er seguire l’intricato filo d’oro di luci che si addentrava nel labirinto cittadino.
Bella narrazione, molto viva e palpabile
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Grazie
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