Perché

Perché? È la domanda che mi sto facendo spesso in questi ultimi tempi. Perché? Perché tutto sembra aver preso un piega che non volevo? Perché mi ritrovo su un treno che non vorrei aver mai preso? Perché vivo in una città in cui non conosco che una via e due negozi?

Perché devo cominciare tutto da zero? Ogni anno, cambiare città, in un turbinio di parole false, lavori insoddisfacenti, viaggi a vuoto, speranze infrante come un bicchiere di cristallo intenzionalmente gettato a terra.

Ho capito che non sempre le scelte sono state le più azzeccate o sagge. Ho capito anche che i tempi sono quello che sono, che i mezzi sono quelli che sono, che le possibilità sono quelle che sono e via dicendo.

E sì, ho capito che bisogna avere pazienza. L’ho capito.

Ma, a dire la verità, la stanchezza si fa sentire. La solitudine pure. Stanno creando una nuova generazione di giovani schiavi che elemosinano un lavoro. Poco importa se sia in un’altra città. Ciò che si vuole da loro è la loro manodopera, pagandoli il meno possibile, sfruttandoli, schiacciandoli in ingranaggi miopi.

E perché devo cadere in questa ragnatela appiccicosa? Perché ho faticato così tanto per evitare una situazione del genere per trovarmi esattamente nello stesso punto?

Dicono che anche le montagne più possenti vengano erose da vento e piogge.

10 pensieri su “Perché

      1. certamente. ma troppe cose concorrono a non renderla fantastica e ben poche possono essere corrette o leggermente modificate durante il percorso. I condizionamenti basilari e importanti sono comuni a una società che non gratifica affatto e che è mal gestita da troppo tempo. Purtroppo per alcuni cambiamenti che ci ridarrebbero ottimismo e un po’ di serenità siamo ben lontani e io personalmente non ci credo più. Rassegnarsi è brutto, sono i giovani a prendere il toro per le corna; la nostra generazione ha fallito…forse dormendo troppo sulle domande

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      2. Ma gli ostacoli che ci sono davanti ai giovani sono davvero molti. In qualsiasi direzione si vada, il passo falso è dietro l’angolo. Penso sia semplice passare la palla ai giovani e ritirarsi dai giochi. E penso sia naturale porsi delle domande, perché senza domande non c’è risposta, non c’è cambiamento.

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      3. dipende dalle possibilità che abbiamo di essere ancora in gioco. se si fa parte di una minoranza si potrà far sentire la propra voce ma non si otterrà nulla di concreto.

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