Fin da piccola ero affascinata da quel pesante libro rilegato in cuoio. Impresso sul fronte campeggiava un serpente. Questa creatura dagli occhi vuoti formava un cerchio perfetto, chiudendo le sue poderose mascelle sulla sua esile coda.
Ero solo una bimba allora, e quello era solo uno dei volumi che possedeva mio padre. In quegli anni avevo ancora un padre che mi abbracciava, che giocava e mi porgeva la mano. Ma quel tomo era per me prezioso più di qualsiasi altro tesoro. Da quelle pagine provenivano le storie che mi raccontava mio padre.
Lo chiamavo il Libro del Mondo, perché raccontava di terre lontane, di creature sconosciute, di uomini valorosi e di altri crudeli, di guerre e di feste giocose. Racchiudeva tutto ciò che io non avrei mai potuto vedere.
Lo scricchiolio di quelle pagine erano il galoppo del cavaliere che scalava instancabile lunghi paragrafi per arrivare in cima alla pagina e immergere la spada nel cuore di inchiostro di un drago che sputava parole di fuoco. Poche virgole dopo si ritrovava a seguire i delicati petali per raggiungere il suo amore candido come la carta. E poi eccolo, di nuovo in galoppo verso un altro mostro che lasciava dietro di sé una scia scura di piombo, per poi ritrovare la sua ricompensa.
Ma tutto era avvenuto prima che il padre fallì nello sconfiggere il suo mostro. Nessuna penna avrebbe potuto cambiare il suo destino. Quel drago non sputava solo parole. Quel drago era reale.
E così ora toccava a lei. Toccava a lei continuare quella storie, riportare l’ordine.
Era suo compito far sì che il serpente tornasse a mordersi la coda.
Molto bello questo pezzo.
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Grazie!
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