Fantasma

Era rimasto su quella nave per lunghi giorni, ma non avrebbe saputo dire quanti, perché non aveva mai voluto contarli. Il tempo era elastico, seguiva i capricci del mare, non era possibile mettere tutti i secondi in fila per poi passarli in rassegna come soldati.

In un giorno dal sapore terroso e speziato del porto, gli era capitato di incontrare il suo fantasma. Il sole aveva sbiadito il corpo, il sale lo aveva prosciugato. Passò le dita scarne tra i capelli canuti prima del tempo, secchi, fragili. Si soffermò su quelle rughe che disegnavano arabeschi su un volto quasi sconosciuto. Fissò un paio di occhi slavati dal mare, simili alle carcasse di navi gettate a riva dal capriccio delle onde.

Era diventato una bianca ombra. Stava uccidendo se stesso nel ventre liquido del mondo.

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