Di porto in porto, di villaggio in villaggio, di città in città. Ovunque fosse stato, aveva trovato un matto, il folle che faceva il giocoliere senza stare in una corte, senza studiare una parte. Basta che passi, basta che avanzi per le vie polveroso, e subito si diffonde la risata. Più che una risata è uno sberleffo, è il sollievo di scoprire che esiste qualche essere ancora più misero.
E ogni risata lo corrode un po’, gli toglie un pezzo di dignità, lo assottiglia privandolo della sua umanità. Diventa la caricatura di se stesso, quasi fosse dimentico della sua natura.
Ma il matto si prende una piccola rivincita. Lui parla, sbraita, dice cose che nessuno si immaginerebbe mai di pronunciare. Non ha filtri, tutto ciò che pensa può dirlo.
Parole lanciate in aria in abbondanza. Che cosa strana. Inconcepibile per lui che non parlava da settimane. E forse, l’ultima volta che aveva proferito parola, era sul limito scivoloso della pazzia.
Meglio non farlo sapere. Perché si sentiva più matto del matto.
Non c’è persona più vera di un matto. Adoro.
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È vero. Grazie!
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com’è che io ancora non ti seguo?
sono davvero matta… ma provvedo subito
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Grazie e benvenuta! Se matta, ancora meglio 😁
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matta? ahahahah mi definisco un cervello spettinato… fa’ un po’ te… ^_^
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Bellissima definizione! 😉
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