Orologio

“Quell’orologio è rotto, le sue lancette si muovono al contrario”

“Mia cara, hai ragione, quell’orologio ha delle lancette dispettose, si rifiutano di seguire il normale corso, ma ti assicuro che non è rotto”.

La sua era una storia curiosa. Il lavoro dell’orologiaio prevede una grande maestria, una concentrazione e un’attenzione superiori al normale. Sono gli artisti del tempo, e con rotelle, meccanismi, ingranaggi danno un ritmo al mondo, scandiscono le particelle delle ore. Ci vuole maestria affinché il tempo delle creazioni sia perfetto, un coro coeso. Un errore, e l’orologio in questione fugge nel futuro o si attarda nel passato.

Ebbene, un maestro dell’arte ebbe l’ardire di creare un orologio che procede al contrario, che si protende verso il passato. Pensava che da da qualche parte, nell’universo, ci fosse qualcuno che si divertisse a giocare con i minuti, le ore, i secoli, accorciandoli, allungandoli in forme mostruose. Se questo folletto aveva un tale potere, perché anche lui, che di mestiere costruiva il tempio del tempo, non poteva giocare un po’ con quei meccanismi, plasmare il suo tempo?

Regalò quella curiosa creazione a sua figlia, affinché non si angosciasse davanti alla parete del negozio paterno, carica di orologi che denunciavano la corsa lenta ma inarrestabile del tempo.

Era un piccolo gioiello che doveva rassicurarla, doveva farla sentire sempre giovane, felice come una bambina. Era il suo antidoto alla vecchiaia, la sua arma contro la paura di aver perso tempo.

Dopotutto, diceva, è solo questione di punti di vista.

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