Gradini

Ho percorso quei gradini molte volte. Uno dopo l’altro, contandoli.

Uno, due, tre

Ero solo un bambino. Ed ero felice. Non ho avuto traumi. Avevo una famiglia, degli amici, un mondo immaginario in cui far vivere creature fantastiche, in cui le leggi delle natura perdevano la rigidità delle regole terrestri per piegarsi alla magia. Ero un bambino, e per me tutto era possibile.

Quattro, cinque, sei

Da ragazzo, alle medie, scoprì cosa volesse dire “diverso”. Diverso é chi non fa parte del gruppo. E per la prima volta, proprio in quegli anni, la vita gli fece vedere il suo pugnale affilato. Trafisse a fondo, ma non uccise. A ogni modo, scoprì che oltre al sole, nel cielo, ci possono essere anche le nuvole.

Sette, otto, nove

Al liceo scoprì il mondo, passato e presente. E si sentì, di nuovo, padrone del mondo. Lui era il mondo. Poteva fare tutto. Scoprì l’amore. Se ne innamorò, Ma l’amore corre veloce, e iniziò un inseguimento che non sembrava avere fine.

Dieci, undici

E così il pugnale ha trafitto. Ancora. Ma ora ha lasciato a terra una vittima. Come può essere possibile? Quindi questo vuol dire essere adulti? Cercare di proteggere un vaso incrinato, senza accorgersi di essere a propria volta scheggiati? Cercò raccogliere i cocci per andare avanti. Avrebbe fatto meglio a rimetterli insieme.

Dodici, tredici

All’università si annoiò. Evidentemente non era il posto per lui. Ma il suo senso del dovere è un blocco di marmo, e arrivò alla fine. Una recita molto convincente, ma estenuante. Era ora di cambiare palcoscenico.

Quattordici

Eccoci arrivati. Aveva sempre pensato che quelle scale fossero un po’ troppo scivolose e ripide. Bisognava prestarci attenzione.

Lascia un commento