È un ottimo modo per ritagliarsi il proprio spazio. Basta aprire un ombrello.
All’inizio sembrava strano vedere quella signora andare in lungo e in largo con il suo ombrello ben saldo in mano, anche se non pioveva. Non lo chiudeva mai, nemmeno quando entrava in ascensore o in un negozio. Anche in casa lo apriva quando aveva ospiti. Qualcuno aveva tentato di protestare: aprire un ombrello in una stanza porta sfortuna, occupa spazio ed è del tutto inutile, se non proprio fastidioso. L’unica risposta che ricevevano era un’alzata di spalle e uno sguarda di indifferente superiorità.
Tuttavia, dopo un po’ di giorni, gli ombrelli si moltiplicarono. Iniziarono a vedersene sempre di più, in piazza, ai supermercati, in autobus e in treno. Gli ombrelli delimitavano lo spazio sacro e inviolabile di ogni persona. E che nessuno osasse varcare, nemmeno con un piede, quel confine proiettato a terra.
E giorno dopo giorno la stranezza divenne chi non aveva in mano quell’ombrello. Tutti erano diventati avari del loro spazio vitale. Si parlavano, certo, ma a distanza. Lavoravano, contrattavano, gocavano, ma senza toccarsi.
Se guardi dall’alto questa città, ti sembrerà di vedere un mare brulicante di colorate cupole personali.
Ma l”ombrello ce l’aveva un metro di raggio?
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Giusto. Sono certa che ne produrranno per l’occasione. 😉
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Sei un genio! 👏👏👏
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Esagerato! Grazie. 😊
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Questa è proprio bella
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Grazie!
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