Siamo sospesi nel vuoto come degli acrobati inconsapevoli e anche comicamente impacciati, che hanno paura della voragine sotto i loro piedi. Ogni singola particella di questo debole incarto corporeo sembra sentire il richiamo della terra, anela a ragiungerla, desidera lasciarsi cadere. Basterebbe così poco, un passo falso, un piede messo in fallo, un braccio che esce dall’asse. Ma il ventre rabbrividisce per la paura. O per l’eccitazione?
E questo cavo sembra così lungo, interminabile. E ogni passo diventa più pesante e difficile. I piedi urlano di dolore, e la mente innalza una cortina di ferro per resistere, per continuare quel viaggio nel vuoto, senza il conforto di una rete di salvataggio.
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