Mostri

Che stanza era mai quella? Uno scrigno di impossibili sogni, di creature che la mente umana aveva creato con un salto acrobatico di fantasia e divertimento.

Sirene deformi, con squame di pesce che coprivano la lunga coda, lo osservavano immobili. Occhi grandi, sgranati, pieni di dolore per essere state sottratte al mare. Pelle bianca, tirata sulle ossa, resa dura dal sole e dal sale, mentre la bocca protestava silenziosa, piena di rancore e desiderio della perduta libertà. Si diceva che la loro voce avrebbe potuto commuovere il cuore più duro, l’animo più inflessibile. Ma lì, muti, quei corpi incutevano solo un profondo sgomento.

Poco oltre, un sogno irrealizzabile lo fissava, minaccioso. Una testa da leone a cui se ne contrapponeva un’altra, sul dorso, di capra lo guardava con sfida. Cacciatore e preda nello stesso corpo. Terra e aria, coda di serpente e ali d’aquila. La contarddizione veniva incarnata in questa chimera che, ne era certo, avrebbe continuato a visitare i suoi sogni, vomitando il suo fiume di fuoco e distruzione.

E là, che cosa poteva vedere? Non era forse un basilisco? Il piccolo re dei serpenti, incoronato da un bianco diadema, capace di uccidere con il suo solo fiato o con uno sguardo. Letale come solo la strisciante morte può essere.

Questa camera ha un suo respiro. È il respiro silenzioso ma indistruttibile dei sogni.

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