Il mondo in cui viveva sembrava aver perso qualsiasi tipo di colore. Le tonalità rimaste sulla tavolozza di quell’architetto un po’ monotono si riducevano ad una gamma di grigi che passava dal grigio cemento al grigio asfalto. Anche il cielo sembrava riflettere quella distesa incolore e aveva abbandonato il turchese in qualche altro angolo della terra. Il sole era un disco d’acciaio. La terra un deserto di cenere. Gli alberi dei pali che svettavano spogli.
Dicevano che un tempo anche lì il sole regolava colore e calore, ma erano anni lontani, e gli occhi di chi aveva visto quelle meraviglie si stavano offuscando, la pelle era ormai duro cuoio insensibile. Prima che l’Ordine arrivasse, gracchiavano piano le vecchie voci, quella era una città come tante altre, né bella, né brutta, un’umile cittadina, con i suoi parchi, i giardini delle ville, e i colori stravaganti di qualche casa abitata da un fantasioso inquilino. Era scontato che fosse così. Era scontato che il sole scaldasse senza distinzione il palazzo fatiscente e la villa del più ricco signore. Era scontato che la vita mutasse odore, forma, tonalità.
Si sa, però, che i vecchi a volte si perdono nei loro pensieri, colorano il passato con le tinte che non possono più vedere, sentono voci che non appartengono al presente. Secondo la versione ufficiale, quella che si poteva trovare in qualsiasi pagina raccontasse della città Polios, il grigio aveva sempre fatto da padrone. Seguiva descrizione dettagliata dei fenomeni fisici e atmosferici per cui la città non poteva conoscere colori.
Anche gli abitanti avevano le stesse tonalità, per cui era difficile dire quanti anni avessero: diventavano tutti subito vecchi, anche i bambini sembravano privati della loro vivacità, smorzati come fiamme di candele dallo stoppino troppo corto.
E non solo quel luogo era grigio. Era anche terribilmente silenzioso. Pochi parlavano e lo facevano solo per questioni di necessità. Pochi si guardavano negli occhi. Nessuno sorrideva. Non in pubblico, comunque. E il cielo non ospitava le note volatili dei cinguettii. Anche i suoni erano grigi.
Eppure, ti dico, gli alberi spogli, con le loro ramificazioni scheletriche, sono uno dei soggetti che mi piace maggiormente fotografare.
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Hanno un loro fascino, ma sono un po’ tristi. Se poi conoscessi solo la versione spogliata degli alberi, non ti verrebbe voglia di vederli anche nella loro versione primaverile?
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Sì, certamente 🙂
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🙄😭😭😭
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Smile! Non pensavo fosse un racconto così tragico…
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🤔…
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