Helios

Helios era la città del sole. Tutti i cittadini che abitavano in altri paesi volevano viverci, bramavano quell’eterna luce che non si offuscava mai. Il sole non scendeva dietro l’orizzonte. O almeno così sembrava, perché anche di notte, con un complesso gioco di specchi, la sua luce veniva riflessa in modo che sorridess sempre a questa cittadina.

Era desiderata Helios. Innanzitutto dagli abitanti di Polios, la città grigia, o di Schia, dove l’ombra regnava senza tregua. L’Ordine diceva che così doveva essere, per il bene della città, la più ricca di tutta la nazione. D’oro erano i palazzi e d’oro doveva essere l’aria.

Gli abitanti erano, però, in un perenne stato di stanchezza, gli occhi arrossati, la pelle secca e dura come il cuoio. Le giornate si allungavano e si fondevano, senza dar loro tregua. E il sole si specchiava su cupole scintillanti, moltiplicandosi innumerevoli volte.

Non c’erano alberi a Helios. Erano stati arsi dal calore. Non c’era erba, bruciata e trasformata in rossa terra. Gli unici animali che vi avevano trovato rifugio brulicavano nell’oscuro sottosuolo. E là sotto, per scappare dalla luce, si nascondevano in case ipogee gli abitanti di Helios.

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