Vertebre

Un tempo era un porto d’acqua dolce. Arrivavano barconi dal fondo piatto carichi di merci che sapevano di mare, spezie che raccontavano di sapori e profumi lontani, di genti sconosciute, di città dai nomi esotici.

Quel piccolo porto diventata un microcosmo, un mondo in miniatura. Grida di pescatori si mescolava al vociare delle trattative, al rumore tranquillo delle acque torbide. La sera calava un silenzio colmo di promesse per il giorno successivo. E così procedeva la vita, in un paese di campagna che accoglieva nel suo piccolo ventre un mondo immenso.

E ora era un cimitero colmo di carcasse che affondavano lentamente. Vertebre scarnificate fendevano la superficie come la schiena di un qualche mostro preistorico intrappolato nel fango limaccioso. Giorno dopo giorno la natura allungava le dita verdeggianti creando catene erbose. Alberi crescevano a prua, a poppa un angelo bianco dell’acqua si immergeva dando inizia a un’affamata caccia.

Gli aromi erano ormai svaniti, le acque non venivano più solcate da nessuna imbarcazione. Solo i ricordi increspavano con leggerezza uno specchio antico.

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