Sfinge

Te ne stai lassù, seduta immobile sulla nuda roccia, guardiana non voluta di una città che sta annegando nella sua stessa fama, nelle promesse di un trono e di un matrimonio da molti desiderato.

Secondo una leggenda nota forse più di te, hai l’abitudine di porre lo stesso indovinello ai passanti. Qualora non riuscissero a risponderti, li divoravi. Finché non arrivò lui, il ragazzo dai piedi gonfi, il marito della madre, il padre dei suoi stessi fratelli, il cieco che ancora ammira il mondo. Rispose, e tu te ne andasti. Non fosti, il mostro, l’animale parlantr, a portare sciagura.

E ora ti trovo, qui davanti a me. Ad ogni rocca che cerco di superare, poni domande scomode: perché? Cosa farai? Cosa ti piacerebbe fare? Quale strada prenderai? Dove vuoi arrivare?

Edipo, dove sei quando servi?

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