Mongolfiera

Il piccolo Pierre sognava disteso a terra, gli occhi persi nel cielo. Era arrivata una curiosa notizia quel pomeriggio, una notizia surreale, portata dal vento: l’uomo avrebbe volato nella pancia di un cesto di vimini, sollevato da un pallone gonfiato dal calore del fuoco. Un ricco signore lo aveva ideato per viaggiare senza toccare terra, sospinto dalla forza invisibile dell’aria.

E Pierre sognava con le mani colme d’erba. Sognava un pallone gonfio di calore, colorato e festoso, mentre sfidava l’oceano aereo. Sognava eleganti signori con il bastone che controllavano che le corde fossero ben assicurate a terra. Tra quei signori imponenti e baffuti zampettava anche lui, pronto a salpare per diventare un pirata del cielo.

Pierre sognava con le narici piene del profumo del suolo umido. E vedeva quelle corde tendersi, e gli uomini a terra farsi piccoli come soldatini di piombo. Sentiva il calore della fiamma scaldargli il volto. E infine lo strappo, le urla, i cappelli caduti a terra, e piccoli volti, solo dei puntini rosei, che guardavano stupefatti quel pallone volare via.

Con i capelli bagnati di rugiada, Pierre sognava di volare su terre mai viste, abitate da Pigmei, e da grandi uccelli rosa ritti su una zampa, o da giganti che smuovevano immense rocce per costruire una torre più alta del volo delle aquile. Vide città immense fatte di cristallo e ferro, e fiumi che saltavano spericolati in laghi immensi. Sentì profumi proibiti e canzoni sfrenate, odori di terre che mai avrebbe osato immaginare.

E intanto Pierre si assopì, cullato da aerei sogni.

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