A Oneiro l’Ordine aveva condensato tutto ciò che la mente umana poteva creare nei momenti in cui la razionalità andava a riposo. Era la città dei sogni, in tutto poteva essere il contrario di tutto, e il confine tra verità e fantasia era più labile del solito.
Oneiro era abitata da persone dagli occhi profondi come pozzi oscuri, gli occhi di chi non vede la realtà circostante, di chi ha superato i confini del possibile. Le loro parole sembrano provenire da tempi antichi, non avevano una connessione con la realtà. A volte qualcuno urlava e cercava di scacciare un uccello entrato nella stanza. Ma la stanza era vuota, le finestre chiuse, il volatile assente. Un altro cercava di correre, ma rimaneva fermo, e si lamentava sussurrando perché aveva paura. Paura di quell’enorme elefante che lo avrebbe schiacciato. Poco lontano una donna corre come se avesse una tigre alle calcagna: sta scappando da una piena di un fiume che non esiste.
Gli edifici sembrano il parto di un architetto impazzito. Scale senza ringhiera si inerpicavano in edifici senza mura, ma i pianerottoli erano troppo lontani dalle porte, e lo sventurato era costretto a saltare per raggiungere l’uscio, sperando che la porta fosse aperto. E una volta entrato, si susseguivano stanze di diverse altezze e su livelli sfalsati, camera arroccate in un angolo del soffitto, pavimenti sconnessi e instabili. Ogni riferimento era stato annullato, impossibile non perdersi o non incespicare in qualche collina non prevista.
Oneiro era la città in cui la paura non aveva una forma tangibile, e la felicità era illusoria come la promessa di rinascita scandita nel canto di una fenice. Oneiro era l’incubo fatto reale. Oneiro era la prigione, dove l’Ordine rinchiudeva i facinorosi che osavano mettere in dubbio le decisioni del governatore.
Sei bravissima
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Grazie! 😊
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