Liquide voci

Non era un castello, né una villa antica e neppure una casa dal passato misterioso e remoto. Era un semplice appartamento, abitato da persone con una vita nella norma, senza misteri. Ma ogni casa ha la sua particolarità, così come ogni persona ha il suo carattere. E ha anche una sua voce.

Questa casa, in particolare, non si limitava ad avere una voce, ma ne aveva molte. E uscivano dalle tubature. Non era il semplice gorgoglio dell’acqua, era un chiacchiericcio concitato di ninfe acquatiche intrappolate nelle vili tubature umane.

O magari erano folletti rimasti intrappolati negli acquedotti, pronti a fare qualche dispetto, a nascondere gli oggetti e a ridere mentre lo scroscio dell’acqua copre le loro voci.

Fate, spettri o spiriti che fossero, si aggiravano in quella ordinaria periferia con un sacco pieno di rigogliosi sogni silvani.

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