Specchio

Esiste uno specchio grottesco, che deforma le immagini, storpia il volto e imita goffamente i movimenti. È una copia scadente del reale. Eppure scintilla, ha una cornice che sembra d’oro, e attira l’attenzione.

Se qualcuno entrasse in questo momento nella stanza, probabilmente non poserebbe la sua attenzione sull’uomo in carne e ossa che sta respirando e lavorando in silenzio, ma si concentrerebbe su quello specchio, che ammicca con un riflesso di luce e che sembra parlare.

Più che parlare, vaneggiare. Gli argomenti sono già noti all’uomo della stanza. Ovvio, un tempo erano i suoi temi, le sue parole. Ma ora venivano urlate, estremizzate, ostentate dopo essere state sottratte al proprietario.

Il visitatore non lo sa, crede che quella goffa figura sia reale, che sia l’originale. E mentre l’aria si riempe delle magnifiche idee di un riflesso petulante e vanaglorioso, l’uomo cerca di protestare, di rivendicare ciò che è suo.

Troppo tardi. Ormai è stato declassato a mera ombra.

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