Quella foresta era ancora inesplorata. Nessun esploratore era mai tornato indietro a raccontare che cosa custodisse il cuore verdeggiante che si era sviluppato nel deserto. Nessun uomo era riapparso per disegnare gli animali che avevano trovato dimora in quella selva che si stagliava all’improvviso davanti al viaggiatore. Erano stati ingoiati da alberi dall’aspetto così austero.
Dopo che si erano perse le tracce anche dell’ultima squadra, quattro anni prima, nessun altro aveva cercato di irrompere nel segreto di quel silenzioso assassino. Dicevano che ci fossero potenti maledizioni, che vi abitassero crudeli animali assettati di sangue, o che si fossero sviluppate enormi piante carnivore, capaci di disciogliere un elefante in pochi istanti. Senza parlare degli uccelli, crudeli creature che piombavano con i loro artigli per strappare le carni ancora palpitanti di vita.
L’esploratore catalogava tutte queste orrifiche visioni come semplici parti di una fantasia spaventata. Non esisteva posto al mondo su cui lui non avesse lasciato la sua impronta. Ora toccava alla foresta assassina. Vi entrò una mattina, all’alba, quando tutto il mondo sembra avvolto da una magica dolcezza e gli animali ancora sono indecisi se uscire dalle proprie tane.
Si trovò subito immerso in un mondo in cui il tempo era annullato: il sole filtrava dalle foglie perdendo il suo calore e assumendo una sfumatura di smeraldo. La terra umida ai piedi emetteva un profumo umido che rasserenava l’animo. Non sarebbe stata una semplice, innocua foresta a togliere all’esploratore il suo titolo.
Tutto procedeva nella normalità. I piccoli movimenti di animali che si nascondevano dall’intruso non spaventavano l’esploratore. E neppure lo strisciante sibilo di un qualche serpente lo intimoriva. Di tanto n tanto qualche uccello appollaiato sulla cupola vegetale faceva sentire il suo richiamo, per poi fuggire un po’ più in là. A un certo punto vide persino una farfalla a lui sconosciuta, dalle grandi ali trasparenti che quando si muovevano facevano intravvedere riflessi di arcobaleno. Una creatura meravigliosa. Si era poggiata su un tronco e sembrava attendere che il curioso esploratore le donasse tutta la sua attenzione. Non appena si avvicinò, la farfalla volò un po’ più in a là, innescando una curiosa danza tra un sogno alato e un goffo uomo in stivali. Chi inseguiva era incantato dalla preda.
Giunsero a una radura, in cui la farfalla si perse tra le sue compagne. Migliaia di creature dalle ali di cristallo lo guardavano incuriosite, arrampicate sugli alberi. E ridevano alla vista di quello strano essere, così simile a quelli che erano giunti fin là molte lune prima. Avrebbero dovuto presentare anche questo esemplare alla regina? Lo avrebbero dovuto portare nella loro città? Un altro ospite da accudire.
Doveva essere davvero un brutto mondo quello là fuori, perché nessuno degli ospiti aveva mai chiesto la via d’uscita.
Ma che bello! 🥰
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Ma grazie 😊
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passami le coordinate 🙄
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Aspetta un attimo, che le cerco
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Nessun uomo aveva era riapparso per disegnare gli animali. Quinto rigo.
Maestoso. 😊
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Oh, il mio correttore prediletto.
Grazie!
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Quando le dicerie sono prive di fondamenta.
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Quasi sempre, in effetti
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bello questo racconto.
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Grazie!
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