Si stava trasformando in una fata, ne era sicura. Fin da piccola pensava che le fate potessero vantare come capelli dei veri e propri fili d’argento. Per questo si nascondevano talmente bene da venir considerate delle mere favole per bambini. Gli uomini sono molto avidi, soprattutto quando si parla di metalli preziosi, per cui meglio non rendere nota questa particolarità a tutti.
E ora anche i suoi capetti si stavano trasformando. Alcuni mandavano dei riflessi argentati. Non le dispiaceva, visto che il colore che avevano avuto fin a quel momento era molto scontato, come tutto in lei, d’altronde. Era raro che il suo viso rimanesse impresso e, quando si trovava in un gruppo di amici, era la persona che si tendeva a ignorare. Insomma, non era certo l’anima della festa, non era né bella né brutta. Semplicemente, banalmente, brutalmente nella media.
Non aveva pensato, però, che quei fili d’argento fossero così pesanti. Sembravano gravare sulla testa come un macigno. Un macigno che portava impresso gli anni che correvano e i fantasmi delle sue paure. La solitudine che fino a quel momento era stata una scelta su quel macigno aveva tutta l’aria di una costrizione.
Magari con un paio di ali di fata, tutto sarebbe diventato più leggero.
Eh, la fantasia: che gran bella cosa, se serve a sognare! 🙂
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Già. Se non ci fosse lei, sai che mondo triste!
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Oppure con una bella tinta dal parrucchiere…😉
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Oh, che soluzione pratica 😂
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bella 👏👏👏
ps: pare che la figura della fata sia stata elaborata a partire dalle Parche/Moire/Norne… e quelle, di fili erano specialiste 😁
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Grazie!
Ah, vedi che tutto torna…involontariamente.
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