Déjà vu

Quel viaggio in treno si prospettava noioso come non mai. Lo scompartimento era quasi deserto, fatta eccezione per una signora di mezz’età che leggeva silenziosa un libro, e un ragazzo con le cuffie che stava scivolando lentamente nel mondo dei sogni. L’unico momento di brio era stato il controllo dei biglietti: la signora aveva presentato la sua prenotazione, che aveva prontamente tirato fuori dalla borsetta pochi minuti prima, mentre il ragazzo aveva cercato a lungo prima di tendere al capotreno il suo sgualcito biglietto.

“Sa, se non vuole rimanere al suo posto e se non vuole bagnarsi, le conviene aprire l’ombrello”.

“Come scusi?”

“L’ombrello, le conviene aprirlo”

“Ma siamo dentro un treno, signora, non piove dentro il treno”

“Faccia un po’ come le pare. Avviserei anche il ragazzo, ma dorme così profondamente”

Certo, quella signora dall’aria distinta doveva aver perso un bel pezzo del suo senno: con eleganza aveva aperto l’ombrellino portatile, sorridendo gentile. Pochi istanti dopo il treno si fermo in una stazione, e il vagone si arricchì di due nuovi passeggeri, una ragazza dai corti capelli castani dall’aria stanca, ma altezzosa, e un signore con la sigaretta in bocca.

Fermi tutti. Una sigaretta in bocca? E per di più accesa?

“Signore, la sigaretta, la spenga! È vietato fumare in treno, si attiverà il sistema…”

A quanto pare la signora aveva ragione, era del tutto possibile che nel vagone di un treno piovesse. Il sistema antincendio fece il suo lavoro: spense la sigaretta dell’incauto signore, svegliò il ragazzo in un soprassalto, inzuppò il passeggero che aveva reputato inutile il saggio consiglio, ma non colpì la ragazza che era riuscita a uscire dallo scompartimento prima di farsi una doccia indesiderata.

“Ma come faceva a sapere?”

“Semplice, mai sentito parlare di Déjà vu? A proposito, si prepari, perché dovrà pagare una multa bella salata”

“E perché mai?”

“Chi è stato? Ora dovrò fermare il treno per rimediare a questo disastro. Minimo un’ora di ritardo. Ma chi è stato così sprovveduto da fumare nella carrozza?”

“Lui, l’ho visto mentre entravo. Ovviamente ha gettato subito la sigaretta”

A parlare era stato il nuovo arrivato. Della ragazza neppure l’ombra: il capotreno le aveva assegnato un altro posto. La signora, invece, se ne stava muta.

“Ma non è vero. Signora, lei lo sa, lo ha visto!”

“Mio caro, le ho detto quello che ho visto. La pioggia, e non mi ha ascoltato. E ora ho visto una multa. Temo si debba rassegnare”

“Altro che multa! Dovrà chiedere il pagamento a rate! Ora scenda, che sistemiamo la cosa”.

21 pensieri su “Déjà vu

    1. Ciao Quarc,
      grazie.
      Anch’io sono mio malgrafo un’assidua frequentatrice di treni. Un po’ di mesi fa era successo qualcosa di simile a Milano: i viaggiatori di un vagone si sono fatti l’ultima fermata in una pozza per un malfunzionamento dell’antincendio.
      Non è la stessa cosa, però ci andiamo vicini 😉

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      1. Fu presso Pavia sulla linea Milano Genova.
        Il treno si fermò e non si sapeva il perché. Il Capotreno disse: “C’è uno scambio difettoso; ora proviamo ad andare avanti adagio”. Fu così che “provarono”. Dopo che passò il primo carrello della carrozza lo scambio cambiò idea e il secondo carrello, senza che nessun ferroviere fosse così bravo da accorgersene, prese una rotaia diversa finché il vagone andò a sbattere contro un locomotore di servizio lì fermo per conto suo.
        Fu un deragliamento a passo d’uomo causato dall’imbecillità degli “addetti ai lavori”. Fu necessario proseguire fino a Voghera su un autobus.
        Buon Pomeriggio.
        Quarc

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