Sole freddo

Senti il peso delle palpebre, e l’osso dello zigomo preme sulla pelle sottile. La testa pulsa di dolore, il cranio sembra una sottile lastra di cristallo pronta a infrangersi, e la mente stanca non riesce a trovare riposo. La stanchezza avvolge tutto come un pesante mantello. E vorresti chiudere gli occhi, allontanarti dalla luce, rifugiarti nel buio che non ferisce. Ma l’oscurità si illumina di mille fuochi d’artificio, che creano forme multicolori e inesistenti, un puzzle irrisolto giace lì davanti, colmo di buchi che stentano a trovare la propria tessera.

Oggi splendeva il sole, ma non era un sole felice. Era un triste disco autunnale che rimaneva lontano e irraggiungibile, mentre scrutava le grigie vite di uomini persi in quella gabbia da esperimento di laboratorio.

Vorresti silenzio, ma le orecchie in fiamme sono colme di rumori inesistenti, acufeni che rimbombano e stridono come grida di sirene irose. Vorresti un corpo caldo da abbracciare, ma le mani freddi cercano di rapire un poco di calore da una tazza bollente.

Ci sono giorni in cui il freddo entra nelle ossa, si infiltra come una spia, per poi spaccarle quando meno te lo aspetti. Ci sono giorni in cui l’alba tarda ad arrivare.

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