Acrobata aereo

Gambe come pertiche, agilità di saltimbanco. Era l’acrobata del cielo. In testa portava un cilindro ben strano, così lungo da fare il solletico alla luna, che si rigirava per il gran ridere. Rosso e blu era le strisce che lo addornavano. Così come rossi e blu erano i pantaloni, troppo corti per quella figura longilinea: la caviglia vi faceva capolino sorridendo al cielo. E la giacca era tutto uno spettacolo, un arcobaleno ammirato da tutti. Nei giorni di pioggia persino il sole intristito si affacciava timido per ammirarla e ritrovare il buon umore.

Il giocoliere del cielo aveva con sé sempre un bastone dal pomello d’oro, con cui punzecchiava le nuvole rendendole simili ora un fringuello, ora a un pachiderma, passando per una nave pirata.

E a grandi passi di spostava leggero come il vento, usando le nubi come se fossero ponti celesti. Sfrecciava da un angolo all’altro del mondo per raccogliere nelle immense tasche della giacca sogni e desideri, sbuffi e preghiere, fantasie e cosmi immaginari.

Era un lavoro arduo, ma il volto rubicondo di questo figlio dei sogni non smetteva mai di sorridere.

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