Nel silenzio ovattato della mattina un umido sospiro si sparge sul suolo gelato. Si alza la nebbia, ghermendo alberi e case, il cane che dorme sull’uscio e il nido disabitato. Cancella il campanile, la capanna e il palazzo, innalza un muro tra il mondo reale e il mondo della scomparsa.
Si alza la nebbia, e scompaiono i punti cardinali e le stelle guida. Tutto si confonde, il tempo si ferma, la civetta tace. Trovare la strada é impossibile, indovinare il percorso pericoloso.
Non resta che aspettare e dimenticare. Aspettare ancora, perché questo bosco incantato di acqua se ne vada ridando vita all’universo conosciuto. Dimenticare i rumori e i molesti, dimenticare i problemi e la povertà di un mondo che sembra non avere più nulla da offrire.
Si alza la nebbia. Meglio perdersi prima di ritrovare una via monotona.