A bocca piena

Non si parla con la bocca piena. Regola base della convivenza, detta e ripetuta dalla più tenera età. Regola che più volte viene infranta senza nessuna conseguenza. O meglio, senza nessuna conseguenza visibile.

Luigi provava un tremito ogni volta che qualcuno cercava di esprimere un’idea, per lo più vana, durante un banchetto, spesso affollato e rumoroso. Perché le persone scalpitavano a esprimere la loro opinione? E Luigi neppure si ricordava di aver posto una qualche domanda a quel signore, che lo aveva imprigionato in una gabbia di parole, briciole e luoghi comuni. Perché in quella maledetta stanza non accendevano l’aria condizionata? Non si respirava.

“Vede, signor…”

“Delrio”

“Davio, scusi”.

“No, Delrio. Con la r e senza v”.

“Certo certo, signor Di Riva, mi scuso”.

Luigi strinse le labbra, che divennero più sottili della sua pazienza. Era in trappola, e con un signore che continuava a trangugiare quantità illimitate di panini, monoporzioni, stuzzichini, a un ritmo tale che il mento prominente sembrava ondeggiare come un budino durante un terremoto. Terremoto. Se ci fosse stata una lieve scossa di terremoto a scombussolare quel ventre prominente sarebbe stato libero. Ma i terremoti non vengono a comando.

“Le dicevo, la mia nuova macchina è una potenza. E sapesse quanto l’ho pagata! Un motore che potrebbe far partire un trattore, quattro ruote motrici. Potrei andare sulla montagna più ripida e non avere problemi. E la pelle dei rivestimenti, una poesia”.

L’unica poesia che Luigi riusciva a pensare era un canto di battaglia che augurava le peggio cose al nemico. Però quel ceffo che lo stava tormentando era il suo datore di lavoro.

E continuava a parlare, e parlare con la voce soffocata dal cibo. In un ipotetico monologo, l’ingordigia avrebbe scelto la voce di quell’individuo, ne era certo.

“Mi scusi l’interruzione, signor Capanna. Mi permetta di invitarla nel salotto qua a fianco, potremmo parlare con più calma”.

“Ma certo. Così le mostro anche le foto della mia piccolina. L’ho appena portata a lucidare”.

Quando la polizia intervenne, per il signor Capanna non c’era più niente da fare. Luigi si scusò, disse che era maleducazione parlare a bocca piena. Per far capire questa regola base, ficcò in bocca al suo capo una porzione cospicua di pasticcio e un tovagliolo. Capanna non parlava più. In realtà neppure respirava.

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