Riusciva a realizzare statue stupende, perfette e levigate, volti che sembravano di carne. Ma mancava ancora qualcosa. Mancava il respiro.
Tecnicamente non aveva pari, Sitra. Tutti ammiravano le sue opere per la raffinatezza, ma venivano apprezzate per la bellezza, l’equilibrio, mai per i sentimenti che ne scaturivano. Erano fredde come il marmo da cui erano nate. Gli occhi vuoti sembravano guardare dritti nel Tartaro. Decise, dunque, di cercare il respiro.
A darle l’idea era stata la sua amica, Tavi, che un giorno aveva esclamato: “Sirta, manca il respiro”. E dove trovarlo il respiro?
Partí e vide statue coperte di specchi che sembravano prendere vita alla luce delle fiaccole. E ne sentí il respiro nell’affanno di migliai devoti che cercavano di toccarla. Sentí il sussurro di caverne e anfratti, l’aria umida che sapeva di terra. Vide statue immense che abbracciavano città, e idoli minuscoli che abbattevano re. Ne percepì la forza, la vitalità. Ascoltò l’ultimo sospiro di chi vorrebbe ancora giocare a poker con la vita, e il vagito di un’anima che non pensava a un benvenuto così doloroso.
Quando tornò non volle scolpire. “Sei un talento, perché rinunciare? ” “Tavi, il respiro, l’ho visto, l’ho sentito, ma non so come respirare”.
Tavi rise: “La vita, un buffone che toglie il respiro”.
Ma che meraviglia!
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Grazie!
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Già! 🙂
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🙂
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Bella
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Grazie!
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molto appassionata questa storia, mi piace assai… curiosamente ho descritto più o meno la stessa cosa proprio poco prima pubblicassi il tuo post 😱
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Grazie! Parli del tuo Anemos? In effetti entrambi parliamo di respiro. Belle coincidenze 😉
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già 👌
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😊
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😄
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