Perdere il ritmo

Aveva da poco acquistato un bell’orologio da parete, grande, che gli ricordava un po’ quello delle stazioni. Era di metallo e faceva un rassicurante rumore metallito e secco. Di notte lo poteva sentire dal letto mentre scandiva i minuti di insonnia, e talvolta riusciva a infiltrarsi anche nei sogni. L’orologio aveva e trasmetteva il ritmo effimero del tempo.

Pochi giorni dopo l’arrivo del nuovo suppellettile, la sveglia della sala venne presa da una smania di correre. Aveva alle spalle una onorata carriera di anni e non necessitava di batterie. Senza nessun preavviso, iniziò ad accelerare, sempre di più, come se si rifiutasse di condividere il ritmo con l’estraneo. Dopo la sveglia, anche l’orologio della camera iniziò a fare dispetti, aumentando gradualmente l’andatura, seguito dal cucù dello studio.

Ben presto gli fu difficile capire quale fosse l’ora esatta in quella casa. La protesta delle lancette stava dando i suoi frutti: il nuovo, pomposo arrivato aveva alterato l’equilibrio, e ora il proprietario ne doveva pagare le conseguenze. Iniziò a getterare gli apparecchi più datati e guasti.

Ma che cosa era il tempo? Come essere sucuro di quale fosse l’ora giusta?

Decise così di trasformare la sua casa in un mondo: a ogni stanza corrispondeva un fusorario.

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