Blaste

Se Mauria era una città di tenebre e fango, Blaste sprigionava vita, luce, tranquillità. Nessuno conosceva il motivo per cui l’Ordine avesse comandato la fondazione di questa cittadina, poiché la sua funzione non era ben chiara. In quel borgo non c’erano macchinari, il cielo era terso e l’umidità favoriva la nascita di migliaia di piante.

In effetto Blaste assomigliava a un’enorme serra. Le costruzione erano leggiadre strutture di vetro e ferro. Anche i tetti erano trasparenti, per permettere alla luce di giocare con le foglie e le fronde che rigogliose occupavano la maggior parte delle case. Il colore predominante era il verde, con le sue sfumature di smeraldo, impreziosito da gemme che neppure il più ricco nobile di Helios avrebbe sognato. Anche al di fuori i rampicanti facevano da padrone, giocando ad avvolgere tutto in una morbida e silenziosa penombra.

Non c’erano rumori a Blaste, i suoi abitanti avevano imparato a convivere in questa foresta. Curavano quell’angolo di paradiso, senza chiedersi che cosa ci fosse nell’unica serra oscurata, posta ai confini di Blaste. Solo alcuni sospettavano che là dentro si coltivassero erbe dai poteri oscuri, velenose e mortali. Ma nemmeno loro avevano idea a chi fossero destinate quelle venefiche assassine.

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