Sarei stata una della molte, mi sarei persa nell’anonimato delle mie simili. Con crudeltà, con ingiustizia la mia fama ha avuto inizio dalla mia fine, dalla rinuncia di un corpo con cui correre e di occhi con cui vedere. Il fato o qualche divinità mi ha resa immortale con il mio nome, Siringa. Trovai una nuova voce, ma per parlare e cantare mi devo affidare al respiro altrui.
Forse mi avete vista tra le mani esperte del mio inseguitore, perché la mia storia comincia con la brama di un abitante dei boschi, Pan, quella creatura stolta e dall’aspetto sgradevole che spesso cerca di avvicinarsi a noi Naiadi, e pure a me, che pure ero devota ad Artemide.
Fuggì, e fuggendo uscì dal cerchio delle mie sorelle, rinunciai al confortevole nome di Naiade per prendere il mio. Ma durò poco questa mia nuova identità, perché il mio corpo si irrigidì, le mie gambe affondarono nell’acquitrino e inizia a sussurrare al vento e a seguirne il ritmo. Neppure davanti a questa stranezza la mano di Pan si fermò. Prese quelle canne che erano state donna, e le mise assieme. Solo allora divenni immortale, come siringa, il flauto di Pan.
Ma non sei una delle tante… 😉
(refusino: “delle mie simile”)
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Dillo alle Naiadi! Grazie, corretto! 😊
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Non ho il numero 🙄
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Vedo tra i contatti…managgia, neppure io 😅
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Smorfiosette! 😝
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😜
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mai trasformrsi per qualcuno…
Mai rinunciare a noi stessi.
mai snaturarsi…
ma forse Siringa era quello che è diventata… chissà…
(bel post)
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Chissà. I miti sono ambivalenti a volte.
Grazie! 😊
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