Questione di perfezione

Deve essere difficile essere sempre perfetti, non commettere mai un errore, o anche solo pensare di essere in quella sfera di perfezione in cui si è esentati dall’errore. Difficile perché arduo è mantenere uno sfarzoso e ingombrante costume pulito e perfetto. Ma anche rassicurante: vengono creati dei confini, talvolta molto ristretti, oltre i quali regna la falsità e l’errore.

Non si ammette che qualche cosa di diverso possa accadere nella propria vita, non si ammettono errori, al massimo si attribuisce una certa villania a chi si trova nei pressi. Il mondo viene diviso in modo netto in due, da una parte se stessi, eroi che non commettono mai errori, e dall’altra le tenebre dell’ignoranza.

Si è portati, quindi, a giudicare. Si giudica la cultura, l’estrazione sociale, il lavoro, il fisico, perfino i sogni e gli interessi. Il tutto con un bel segno rosso a croce che ne nega l’importanza. Perché il cuore della propria perfezione sta nello sminuire il mondo degli altri.

Isole alla deriva

Qualche capitolo dopo l’inizio della storia, queste isole non erano separate, non se ne stavano solitarie e imbronciate, ma era unite, parlavano la stessa lingua, erano un’unica cosa. All’inizio si viveva in una sconfinata Pangea.

Guardataci ora. Ogni isola cerca di conquistare il proprio spazio di mare. Non conosce le sue simili, che sono considerate come semplici alleate o come temibili nemiche. La regola che sta alla base è che ognuna è nemica dell’altra.

C’era un tempo in cui le isole non avaveno confine, ma spinte di repulsione le hanno disgregate. Ogni giorno, passo dopo passo, la loro distanza si fa sempre più vasta, e arriverà il momento in cui l’una si dimenticherà dell’altra.

La Pangea era luogo di lotte interne, scontri e attriti. Il mondo a isole è il luogo delle lotte esterne, assurde e frivole.