C’era poco di misterioso in quella scritta, Game over. Il significato era evidente: Tit@nus537 era morto, la sua cella sarebbe stata assegnata a qualcuno del limbo, magari sarebbe diventata un altro campo di battaglia, senza anima, senza sole. La sua avventura virtuale era terminata. Non c’era possibilità di rientrare, perché ormai il costo per accedere a Ludiveritas aveva raggiunto vette a Davide inaccessibili. E non era neppure il momento di perdere tempo con giochi: la sua vita si era persa in qualche anfratto e non aveva la minima idea di come uscirne. Vedeva davanti a sé un muro solido di mattoni, mentre dietro sentiva chiaramente le voci che commentavano i suoi fallimenti e gli sguardi di falsa compassione.
Tit@nus537 era morto, ma Davide era vivo. E al contrario del suo avatar aveva una seconda possibilità.
Decise, quindi, di chiudere definitivamente il capitolo realtà virtuale, e di cancellare dalla memoria Att$la936, la sua amichetta Androm&d482 e l’hacker più temuta del web, Serapis*3. Si dedicò, invece, all’appartamento con tutte le sue forze e sfogando una dose di rabbia repressa tale da poter sconfiggere anche il più potente Ausmundi. Si era formato un pensiero nella sua mente. E quel pensiero iniziava con il vendere quel buco. Nessuno avrebbe mai pensato di acquistare una discarica puzzolente, per cui era necessario che il degrado di mesi venisse definitivamente eliminato.
Più Davide puliva e più i suoi pensieri si schiarivano. Impiegò una settimana per ripristinare l’ordine, una settimana in cui realizzò che la sua idea non era poi così infattibile. La raffineria aveva pagato profumatamente il suo silenzio: quei soldi e la vendita dell’appartamento avrebbero costituito una buona base di partenza.
In pochi mesi, con energie che neppure Davide sapeva di avere, diede una svolta alla sua esistenza di grigia ameba. Non aveva dimenticato Tit@nus537, al contrario: il suo obiettivo era quello di trasformarsi nel suo avatar. La realtà virtuale gli aveva insegnato che la città non faceva per lui, che la sua passione richiedeva una terra umida, un campo soleggiato.
Comprò una casetta in mezzo al nulla, che dotò ovviamente di una connessione internet abbastanza buona da permettergli di aprire online una sua attività per rifornire le altre celle. Pardon, i vari clienti e ristoranti.
Finalmente Davide poteva reputarsi felice. Certo, doveva ancora risolvere qualche piccolo problema, ma in generale non se la passava male. Tuttavia vi mentirei se vi dicessi che non pensasse mai a Ludiveritas. Ci pensava, eccome, e con una certa nostalgia. Gli faceva male ammetterli, ma avrebbe voluto tornarci, magari non con l’assiduità di una volta, per parlare con Att$la936 e per capire se la sua intuizione su Androm&d482 fosse vera. Avrebbe voluto sentire la risata ironica di Founder01 mentre commentava la sua magnifica deflagrazione. È difficile liberarsi di una dipendenza.
Mentre la sera guardava pigramente dei video su Ludiveritas sentì suonare il campanello. Per un attimo valutò di non rispondere, poiché non attendeva nessuno, ma alla fine cedette alla curiosità. Dopotutto è arduo imparare dai propri errori. Davanti a casa stavano in piedi due figure: una era magra, dinoccolata e con un ciuffo di capelli ricci che incorniciava un volto scavato, occhi furbi e un sorriso pronto a trasformarsi in risata. L’altra era più proporzionata, un po’ più bassa e in carne. Anche quest’ultima sorrideva, anche se più timidamente.
Davide sapeva che non avrebbe dovuto aprire.