Il carattere può essere una brutta bestia, molto difficile da domare, soprattutto se non risponde ai canoni predominanti. Arianna ne era consapevole, per cui cercava di ingentilire le sue azioni per risultare il più simpatica possibile. Aveva paura di creare un deserto di terra bruciata attorno a sé, e la solitudine, se troppo persistente, crea una malsana dipendenza.
Un albero può sembrare dritto, ma basta scartare anche di pochi passi di lato, e subito appare la sua inclinazione che lo rende diverso. Lo stesso succedeva ad Arianna: non riusciva a mantenere amicizie o rapporti per più di qualche anno. E per quanto si sforzasse, c’era sempre una saggia persona che le consigliava di cambiare il suo carattere.
Arianna era cambiata, con il tempo, con la pazienza, lavorando sui suoi difetti e sui suoi pregi. Continuava a non avere amici, perché la fama è un gran chiacchierona, e perché non è semplice incontrare persone pronte ad accogliere qualcuno di nuovo. Non era una di quelle bambole tutte sorriso, gridolini e atteggiamenti leziosi, ma di certo non era un mostro musone che inceneriva i passanti.
Arianna era cambiata. E per questo rifuggiva la sua immagine riflessa in specchi e vetrine. Era cambiata, e non si riconosceva più. Si chiedeva se ne fosse valsa la pena mutare talmente tanto da scoprire una straniera che cammina in territori sconosciuti.
