Sono stati mesi di sterile lutto. Perché non posso perdonare, non posso dimenticare.
Mi hai privato di mia figlia, della mia piccola adorata. L’hai trascinata lontana da me, dalla vita, dal sole. Laggiù, tra le anime dei dannati, tu, signore del regno più disprezzato e temuto, fratello del fulmine e del mare, hai preso in sposa con l’inganno la mia vita.
E allora disperata ho vagato e la terra fertile è diventata una sterile piana. Il grano non era oro, gli alberi lasciavano cadere i frutti e le foglie come se fossero lacrime.
Ma tu, crudele, non l’hai rimandata a me. Egoista, l’hai tentata con un frutto che sembra racchiudere il succo della vita. È bastato un chicco di melograno e la mia ragazza si è condannata all’oblio.
E gli uomini pativano. Affamati non riuscivano nemmeno a compiere sacrifici per gli dei. L’unico a gioire eri tu. Eri riuscito a portare tra la morte la vita prorompente della giovinezza.
Infine intervenirono gli dei. Sei mesi di matrimonio e sei mesi con me. Dovetti accettare il compromesso.
Tra un po’ tornerà la mia amata. E preparo i germogli, l’erba smeraldo, i boccioli. Risveglio gli animali e riscaldo la luce. Quando arriverà la vita esploderà.
Sei mesi di morte, sei mesi di vita. È questa la condanna di mia figlia. È questa la mia condanna. La condanna del mondo intero.