Il circo è arrivato in paese

Il circo è arrivato in paese. O è il paese a essere un circo? Difficile da capire da queste parti. Sarà che la mia vista si sta indebolendo, o che la mia mente sta scivolando in terre inesplorate, ma io, laggiù, tra una casa e un serio palazzo di uffici, vedo una giraffa. E non una giraffa qualunque: porta orgogliosamente una cravatta e una cartella a tracolla.

Non preoccupatevi, la giraffa non si sognerebbe mai di stringersi su una poltroncina girevole a guardare documenti e schermi. Lascia questo onore al sapiente uomo. Semplicemente cerca di confondorsi in questa strana città abitata da strani pagliacci.

Per esempio: lo vedete quell’omino a destra, vestito di tutto punto? No? Ovvio, appare e scompare come gli aggrada, senza avvisare. Un giorno c’è e l’altro no. Eppure ha un aspetto così ordinario, quando ha un aspetto.

E quella bella signora? Ah, lei sì che riuscite a vederla. Nulla di strano: non ha il vizio di scomparire, ma quello di volare. Tutto è nato dal desiderio fanciullesco di acchiappare le stelle. Per ora niente stelle, ma si è fatta sparare da un cannone una decina di volte. L’adrenalina fa dipendenza, è evidente.

Non fissate le scimmie, non è educato. Lo so, attirano l’attenzione, ma non sono creaturine facili da gestire. Ahia! Sono anche dispettose. Ehi, Scimmia: posso avere indietro il mio naso?

Penso che il circo si fermerà poco: la sua pazzia è niente rispetto alla follia quotidiana.