Vampiresco

Troppa luce, tira subito le tende.

Si chiama giorno, mio caro, e ciò significa che è arrivata l’ora di alzarsi.

Sai che odio la luce del sole: troppo intensa, troppo chiara.

Ti fa bene. Sei sempre così pallido, ti sento lavorare di notte, ma di giorno te ne stai chiuso in questa camera, come se fossi in una cripta: finestre sbarrate, tende tirate, porta chiusa. Non è salutare.

Per te non è salutare, io sto benissimo così. E dovresti imparare a non badare a me.

Difficile, visto che condividiamo la stessa casa. E poi cosa mangi, se non viene mai a tavola con gli altri?

Sangue umano, ovvio.

Non essere stupido, non sei Dracula, anche se per pallore potresti fargli invidia.

Il problema è la luce.

No, il problema sei tu.

Come sempre, per te il problema sono sempre io.

No, caro, il problema è la tua dipendenza da quell’affare.

Si chiama cellulare, e quando c’è questa luce non riesco a vedere bene lo schermo.

Appunto, un cellulare ha trasformato mio figlio in un vampiro. Bei tempi in cui bisognava essere morsi da un altro vampiro.

Vociare

“Ma hai sentito la notizia? Alla sua età riprende gli studi”

“Eh già. Mi ha chiesto di fargli ripetizioni per il test di ingresso”

“Cameriere, una bibita senza zucchero e senza bollicine?”

“Vuole dell’acqua?”

“No, o avrei ordinato dell’acqua. Voglio una bibita. Senza zucchero. Senza bolle”.

“E poi nella nostra famiglia non si sposerà più nessuno. Di certo non tua sorella, quella rimarrà zitella”.

“Non ascoltare, Alfred, non si dice più zitella, si dice single. È più gentile”.

“Ma guarda, quelli del tavolo affianco origliano”.

“Lasciali ascoltare”

“Cameriera!”

“Ecco la sua spremuta: bibita senza zuccheri aggiunti e senza bollicine”.

“Ma l’arancia ha degli zuccheri. La porti indietro. Quando ci porta la frittura mista? Abbiamo fame noi”.

“Cameriera. Niente, non mi ascolta”.

“Ovvio che non ti ascolta, Astolfo. Hai sempre la testa sulla luna, e quando chiami qualcuno sussurri il nome e nessuno ti sente mai. Cameriera! Ecco, vedi, ora viene”.

“Certo, lo hai strillato. Probabilmente sta arrivando la cameriera del locale all’angolo”.

“Mamma, cos’è una zitella?”.

“Alfred, ti ho detto che non si dice quella parola”.

“Quindi è come le parole che dice a volte papà? Quelle proibite fino alla mia maggiore età?”

“Più o meno. Che parole dice papà?”

“Cara, non ti va un caffè? Alfred, per favore, raccontaci come è andata a scuola”.

“Non ho bocciato nessuno”.

“Cameriere, un caffè e una camomilla per la signora. Doppia la camomilla, magari stanotte dorme”.

“La frittura signori”:

“Finalmente. E le pizze? Che servizio poco attento. Prima la bevanda e poi il ritardo”.

“Arrivano subito signora.”

“Dovresti lasciarla cadere la pizza di quella. Buona sera signori, in quanti siete?”