Posti riservati

Quante volte è successo di leggere quella magica parola “Riservato”? A teatro, durante eventi più o meno importanti, ai concerti. Ovunque si vada ci sono posti di prima classe per i migliori, e posti di seconda scelta desitinati a tutti gli altri, a chi non gode della stessa importanza.

Un piccolo esempio. Un po’ di mesi fa ho partecipato a un evento organizzato da un’importante testata giornalistica, un po’ per lavoro, un po’ per interesse. Era prevista un’entrata per il pubblico, una per le personalità più in vista dell’azienda, e un’altra ancora per chi aveva lavorato al progetto. L’interno del teatro rifletteva la stessa gerarchia: direzione da una parte, giornalisti dall’altra, bassa manovalanza ben lontana dalle alte cariche, pubblico nei posti restanti. Guai a chi osava avanzare di una fila: anche se vuota, attendeva l’arrivo di qualche tuo superiore. Guai sbagliare, anche la gentilezza è riservata a chi occupa una posizione superiore alla tua.

Ne consegue, dunque, che c’è chi può arrivare all’ultimo momento, o perfino in ritardo, chi non deve fare file, prendere numeri, pagare i biglietti. Questi eletti possono avvalersi del posto riservato, nella platea, come nella vita, secondo una logica gerarchica che odora di stantio.

I posti riservati sono ovunque: nel lavoro, nei negozi, nella formazione, nella scelta delle scuole, nelle opportunità. Basta appartenere alle famiglie giuste, frequentare gli ambienti giusti, conoscere le persone giuste che ti presentino ad altre persone giuste.

E cosa succede se non hai i mezzi? Se le persone che conosci sono oneste, grandi lavoratrici, certo, ma senza gli agganci necessari?

Succede che uguaglianza e pari opportunità rimangono delle belle parole stampate su un foglio che riluce di ideali.

Succede che devi correre più forte per accaparrarti il miglior posto possibile, evitando gli sgambetti degli altri e, se ci riesci, infliggendone tu stesso qualcuno.

Succede che, per quanto ti sforzi, sarai sempre alle spalle dei posti riservati.

Ingiustizie

Abbiamo studiato la Carta dei Diritti Umani, le leggi che predicano l’uguaglianza e la parità di diritti, a prescindere da sesso, religione, ceto sociale e appartenenza etica. C’è persino chi rivendica il diritto ad essere felici.

Eppure la realtà che si trova di fronte ai nostri occhi è ben diversa.

È inutile negarlo: chi più ha, meglio vive.

Lasciamo da parte i meri vantaggi di tipo materiale, quali la possibilità di poter acquistare oggetti e suppellettili di valore considerevole.

Partiamo, invece, dall’istruzione. È vero, almeno nel nostro Paese, le scuole dell’obbligo vengono garantite. Tuttavia, superiori e università diventano un oneroso impegno. Per fortuna almeno le borse di studio e le facilitazioni per reddito e merito cercano di garantire una certa equità. L’alta formazione, i master, invece, è cosa ben diversa rimane accessibile a quei pochi che si possono permettere di sostenere costi altissimi dei corsi e della vita da fuori sede. In questo caso, l’unico modo per poter avere qualche opportunità è contrarre un debito che possa anticipare il costo del master. Il che non risolve il problema del vitto e dell’alloggio di chi non può fare il pendolare.

Passiamo ora al cibo. È chiaro che gli alimento più salutari, di provenienza certa, i più gustosi e di qualità, siano anche i più cari. Si crea un divario, quindi, tra ciò che si può trovare nella grande distribuzione e i negozi di specialità.

Anche la cultura ricade in questa casistica. Concerti, mostre, spettacoli, come pure cinema e libri rappresentano un costo spesso proibitivo. Proprio il sapere che dovrebbe essere garantito a tutti, viene determinato dagli ignoranti soldi. Senza contare i viaggi, che risultano spesso una vera e propria emorragia.

Infine, le condizioni generali di vita variano notevolmente a seconda delle possibilità economiche. Quartieri degradati, insalubri, affollati ma senza i infrastrutture sono destinati agli ultimi nella società. Ricchi appartamenti, in quartieri curati ed organizzati, con negozi ed ogni comodità rimangono alla portata di poche persone.

Purtroppo, uguaglianza e parità rimangono vuote parole retoriche.