Il fondo del pozzo

Non si è mai del tutto consapevoli di quanto sia semplice scivolare nel fondo di un pozzo oscuro e umido. La prigione che tutti noi temiamo e conosciamo, e che cerchiamo di evitare in ogni modo, perché difficile è trovare una via d’uscita. Nel dubbio, meglio andare in giro sempre attrezzati, una scala serve sempre.

A volte, però, è utile scendere in basso, toccare quel terriccio fangoso e molle che imbratta non solo i vestiti, ma anche l’anima. Fondamentalmente quando si cerca di mettere nella giusta prospettiva gli avvenimenti.

Il pozzo ha una caratteristica peculiare: si estende, diventa sempre più profondo a seconda delle esperienze. Lo scavo non ha mai fine, almeno finché non si riesce a far scaturire l’acqua, che tutto sommerge e tutto purifica. Ogni giro di mattoni è un pensiero che si è aggrappato alla carne, alla mente e al cuore, è un incontro che ha attoricigliato le viscere e bloccato il diaframma. Quel pozzo è un organo in espansione, ma, se usato con sapienza, non è letale.

Dal fondo dell’oscurità le stelle sembrano ancora più luminose e, quando si affaccia la luna, sembra di vedere un meraviglioso volto curioso. E l’aria che penetra ha un profumo inebriante di vita e porta con sè una promessa tutta da scoprire.

L’importante è non dimenticare la scala.

Un pozzo colmo di desideri

A quanto pare si è diffusa la voce.

All’inizio le richieste erano poche, per lo più innocenti. Il primo è stato di una ragazza. Non penso sapesse veramente che io dimorassi qui, in un antico pozzo prosciugato. In ogni caso si poggiò sul muretto, lasciò cadere un moneta. E io capii cosa desiderasse di più. Non era denaro, non era amore. Era cambiare tutto, città, nome. Insomma vita. Tornò al pozzo anni dopo. Non aveva desideri, ma era contenta.

Non un inizio semplice, ma una richiesta non si può negare.

Da quel momento nel pozzo tintinnarono sempre più monetine.

“Vorrei trovare una donna”, “Vorrei un lavoro”, “Voglio ricchezze”, “Voglio potere”, “Vorrei un cavallo”, “una macchina”. E via dicendo.

Le monete cambiarono, alcuni desideri cambiarono con esse. A volte non realizzai le richieste. Troppo pericolosi.

E così gli anni passarono. Ultimamente non molti sono disposti a separarsi da qualche monetina. Ho anche sentito delle voci. Parlavano di interrare questo pozzo inutile per costruire non so quale mostro architettonico.

E allora esaudirò l’ultimo desiderio, il mio. Voglio che l’acqua finalmente invada questo posto. Voglio che ci sia vita, verde, piante.

È ora che vada. Il mio tempo è scaduto.