Non si è mai del tutto consapevoli di quanto sia semplice scivolare nel fondo di un pozzo oscuro e umido. La prigione che tutti noi temiamo e conosciamo, e che cerchiamo di evitare in ogni modo, perché difficile è trovare una via d’uscita. Nel dubbio, meglio andare in giro sempre attrezzati, una scala serve sempre.
A volte, però, è utile scendere in basso, toccare quel terriccio fangoso e molle che imbratta non solo i vestiti, ma anche l’anima. Fondamentalmente quando si cerca di mettere nella giusta prospettiva gli avvenimenti.
Il pozzo ha una caratteristica peculiare: si estende, diventa sempre più profondo a seconda delle esperienze. Lo scavo non ha mai fine, almeno finché non si riesce a far scaturire l’acqua, che tutto sommerge e tutto purifica. Ogni giro di mattoni è un pensiero che si è aggrappato alla carne, alla mente e al cuore, è un incontro che ha attoricigliato le viscere e bloccato il diaframma. Quel pozzo è un organo in espansione, ma, se usato con sapienza, non è letale.
Dal fondo dell’oscurità le stelle sembrano ancora più luminose e, quando si affaccia la luna, sembra di vedere un meraviglioso volto curioso. E l’aria che penetra ha un profumo inebriante di vita e porta con sè una promessa tutta da scoprire.
L’importante è non dimenticare la scala.
