Le certezze nella vita sono poche. Se questa frase fosse un oggetto, sarebbe usurato, smunto, logoro e malconcio per il suo utilizzo. Tuttavia non si può negare che sia una verità. Le vere certezze, quelle montagne che svettano all’orizzonte senza mai mutare aspetto o posizione, sono così poche da far dubitare della loro vera esistenza.
Eppure Piteco aveva una certezza, quella di essere un uomo. Insomma, era evidente: possedeva due gambe, due braccia, mani con tanto di pollici opponibili, e tutto ciò che un uomo potesse desiderare. Inoltre parlava, costruiva, rideva, faceva ogni attività considerata tipica di un qualsiasi essere umano.
Potete immaginare la sorpresa e il disappunto quando Piteco realizzò che, dopo 40 anni di onorata carriera da essere umano, non era più un uomo, bensì una scimmia.
Non sono scoperte che vanno prese alla leggera. Il crollo di una montagna di quelle dimensioni causa una distruzione tale da sconvolgere la mente dello sventurato. Piteco non impazzí, cosa lodevole, ma si limitò a chiudersi in casa e trasformarla il gabbia.
Ma come fece Piteco a scoprire di essere una scimmia? Non certo dalla coda, ovvio: non è possibile che ne nasca una da un giorno all’altro
Il segnale fu il carattere. Era sempre in movimento, non riusciva a fermarsi e le idee che balzavano in testa erano delle più disparate. Ora voleva fare paracadutismo, ora visitare l’Antartide, ora comporre un carme elegiaco. Sua moglie non riusciva a trattenerlo. Senza contare gli scherzi che faceva. Certo, non era malizioso, e non faceva male a nessuno, ma le sue battute e i suoi motteggi gli causarono una netta diminuzione di amici.
Ma la prova certa arrivò una sera, quando la moglie sbottò: “Piteco, sei proprio una scimmia”.
Piteco non si perse d’animo. Magari un giorno sarebbe diventato tigre.
