Gioco di specchi

L’immagine veniva riflessa in mille specchi creado una serie di grottesche caricature di se stesso.

In uno la sua persona appariva bassa, larga, la faccia ridotta a un pallone da rugby messo in orizzontale. In un altro era sottile come un filo, inconsistente, così alto da sembrate uno strano esemplare di giraffa. Poi si girò e vide un se stesso ondulato, senza più forme umane, come se un suo ritratto ad acquerello fosse stato scomposto da una mano capricciosa. Là una clessidra con i suoi stessi vestiti, qui cerchi concentrici che vorticavano senza ordine, un po’ oltre scorse uno gnomo che caracollava goffo.

Avanzò. Davanti a sé vide finalmente la sua reale figura. Ma era davvero lui? Era davvero così? Era certo di essere un po’ più alto. Fece un altro passo. Quell’altro specchio rimandava un’immagine leggermente più piena della sua. E poi il suo volto non era certo così lungo.

E quindi, quale era il suo vero aspetto? Era l’uomo tarchiato laggiù? O quello leggermente più basso che si ergeva al suo fianco?Lui com’era nella realtà, come lo vedevano gli occhi degli altri?

Si ritrovò in un cerchio di immagini riflesse. Ognuna aveva una piccola differenza, una minima deformazione. E se anche lui fosse l’immagine sfocata dell’uomo che si trovava davanti? O magari lui viveva se non quando qualcuno si affacciava allo specchio.

Esisteva? Qual era la sua natura? Che forma aveva il suo corpo?

Era ora di andare. Con le gambe malferme uscì.

Non si accorse che le macchine percorrevano la strada in senso contrario.