Un oceano infinito intrappolato nei suoi occhi, nei quali era così facile perdersi. Occhi profondi, come le immensità senza fondo del mare, occhi tumultuosi, come le onde imbizzarite, luminosi, come le creature che nell’oscurità vagano. Occhi che vedono più di quello che dovrebbero, che disvelano più del dovuto.
Per cercare quegli occhi partì. Voleva sapere se fosse vero quello che si diceva in giro. Si vociferava che quelle due gemme avessero la proprietà di mostrare il futuro. Spinto da una curiosità insaziabile si mise in viaggio. Attraversò continenti, conobbe persone singolari, ognuna con la propria storia. Il pescatore in attesa che la rete si riempisse gli disse che ciò che cercava si trovava in un’isola, una dea in attesa che tornasse un uomo fuggito. Il traghettatore di un fiume rise, e con degli occhi infuocati lo avvisò che nessun mortale avrebbe mai voluto conoscere il prrio destino. Una ragazza che stava raccogliendo innocentemente dei fiori in un campo non capì questa smania e fuggì lontano. Tre vecchie sorelle sedute davanti a una porta gracchiarono che il destino si sarebbe palesato quando meno se lo sarebbe aspettato. Una bella donna triste e adirata seduta tra gli scogli non gli prestò attenzione mentre guardava l’orizzonte, mentre una madre rispose alla sua domanda piangendo: “Dov’è mia figlia?”. Un giovane che odorava di mosto lo derise e gli suggerì di vivere alla giornata, e un possente uomo sbuffò infastidito mentre si rivolgeva al mare: conoscere il futuro non gli sarebbe servito a niente, l’inevitabile sarebbe comunque accaduto.
“Vi prego, dove posso trovare gli occhi del futuro?”
Attraversò il mare, percorse deserti, guardò gli occhi di centinaia di persone. Ognuno trasmetteva una propria verità, un proprio dolore o un’enorme stanchezza.
“Dove sono gli occhi, dov’è la signora del futuro”
Arrivò il giorno in cui si trovò solo, in mezzo ad una vasta pianura. Si afacciò su un acquitrino tranquillo che si trovava davati a lui e guardò dritto negli occhi che intravide. E finalmente capì.