Fantasma

Stava rinunciando a tutto.

Aveva cominciato con i sogni. Li aveva accantonati convinto che non avrebbero portato a nulla di buono o che lui non sarebbe riuscito mai a realizzarli.

Aveva rinunciato all’amore. Pochi si erano avvicinati e i loro timidi tentativi erano stati prontamente rifiutati. Non solo. Neppure lui riusciva ad amare se stesso. Come, quindi, avrebbe potuto donarsi a un qualcun’altro, se disprezzava ciò che era?

Anche l’amicizia era diventata un miraggio. Lasciava passare le giornate in solitudine. Non parlava con nessuno. Solo i suoi pensieri gli facevano compagnia, e non era gradita.

Si sentiva ogni giorno più sottile, più debole. Si guardò allo specchio, e riconobbe il suo volto. Ma era pallido ed emaciato.

Allora cominciò ad avvilire il suo corpo. Non lo ritenne degno di vestiti, né di cibo o di acqua. Se gli fosse stato possibile, lo avrebbe privato persino dell’aria.

Lo specchio rifletteva l’immagine di un uomo sempre più sciupato, quasi trasparente. Anzi, a ben vedere riusciva a scorgere gli oggetti che si trovavano alle sue spalle. Era diventato una sorta di velo.

Stupito portò una mano al torace, ma non sentì niente. La allungò allora per afferrare un libro, ma le sue dita non fecero presa.

In quel momento realizzò di esserci riuscito. Aveva annichilito se stesso, rinunciando a tutto. Era diventato ombra, spettro fantasma.

Finalmente era libero, senza i dolorosi corporei e sociali che tanto lo avevano tormentato.

E come un soffio di vento fuggì lontano.

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