Perdonare

Ho sempre pensato che fosse semplice perdonare, ma mi sbagliavo. Per me è un’impresa non da poco. Cerco di non dar peso alle cattiverie, di non pensare a offese, ma cosa ben diversa è perdonare. Talvolta mi sembra di avere una mente da elefante, che si annota, con attenzione e dovizia di particolari, ogni singolo torto subito.

Non ho perdonato la sua scomparsa. Ancora oggi parlo di “assente non giustificato”. È stato un tradimento che ha mandato in frantumi il mio vaso fatto di felicità ed equi pagamenti. Un grande dolore a testa, era questo il patto. Ma guardando meglio, in calce a questo patto spiccava solo la mia firma.

Non perdono la presenza di questa persona. Mi dicono che sono fortunata che ci sia ancor. Io taccio di solito. Ci ha rovinato gli anni più spensierati di questa nostra avventura. Non la perdono, e mi sono seduta in riva al fiume ad attendere.

Non ho nemmeno perdonato professori incapaci di scommettere sul timido studente. Non ho perdonato amici che non hanno saputo o voluto capire. Non perdono parole dette con troppa leggerezza, o forse con un ceudele volontà di ferire. Non riesco a perdonare neppure un ridicolo tentativo di sabotaggio finito male, per l’attentatore, ovviamente. Non perdono decisioni con le quali non concordo. Non perdono chi mi ha lasciato in una palude senza istruzioni per uscirne.

Purtroppo non riesco a perdonare neppure me stessa.

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